Postcards from the mountain

2018-2019

Cartoline dalla montagna

∆∆∆∆

Postcards from the mountain

Il progetto “Cartoline dalla montagna” parte dalla raccolta di frammenti degli effetti materiali della tempesta meteorologica Vaia sulle foreste delle Dolomiti dell’autunno 2018 per suscitare interesse e risvegliare sentimenti attraverso delicate immagini blu, cianotipie che parlano di boschi che non esistono più, uccisi da sconvolgimenti provocati dell’uomo.

……………………………………….

The project “Postcards from the mountain” starts from the collection of fragments of the material effects of the meteorological storm Vaia on the forests of the Dolomites in autumn 2018 to stimulate interest and awaken emotions through delicate blue images, cyanotypes that speak of forests that have disappeared, killed by upheavals caused by man. 

………………………………………………..

Gli effetti della tempesta chiamata “Vaia” di fine ottobre 2018 sono stati terribili, milioni di alberi sono ancora per terra nelle regioni del Nord est, in particolare nelle foreste delle Dolomiti. Gli alberi dovranno essere tagliati e spostati, ma saranno necessari molti anni per ripristinare le aree colpite.
Non c’è molto interesse al taglio delle piante abbattute, il prezzo del legno è precipitato e comunque molto legname da raccogliere non è materiale economicamente interessante. Molti alberi saranno quindi lasciati a terra.
C’è il rischio che nei tronchi abbattuti si sviluppino parassiti, come il bostrico, che distruggono le aree boschive. E l’assenza di vegetazione in alcune zone può creare problemi di protezione idrogeologica, come frane e smottamenti.
I cambiamenti climatici in atto, che portano eventi atmosferici estremi, sono ormai riconosciuti in modo ufficiale dal mondo scientifico. Ma ugualmente la violenza di “Vaia” ci ha sorpreso, non si credeva possibile che la montagna fosse colpita da violenti cicloni, non si pensava che i boschi non avrebbero resistito ai forti venti. Siamo rimasti stupiti della fragilità della montagna.
Certamente molte foreste cadute erano monocolture artificiali, ma anche foreste naturali non hanno resistito alla forza del vento.
Facciamo fatica a renderci conto che il clima è cambiato e sta continuando a cambiare, e che il nostro ambiente verrà modificato da questi cambiamenti climatici. Facciamo fatica a percepire chiaramente questo cambiamento e a comprenderne la gravità, anche se viviamo in montagna in ambienti naturali, anche se abbiamo visto da vicino la distruzione di “Vaia” e la continuiamo a ritrovare a ogni camminata nei boschi.
Le immagini raccontano di interi boschi abbattuti, con alberi piegati uno sull’altro con effetto domino, di migliaia di tronchi trasportati dal Piave, riprese dall’alto con i droni e video della devastazione hanno portato un momento di commozione e coinvolgimento emotivo. Momento che non è durato, l’abitudine alle tragedie sembra non lasciare spazio a tristezze prolungate.

Sono tornata molte volte nelle zone più colpite a camminare, a fotografare, a osservare. Mesi dopo la situazione non è cambiata molto, alcuni sentieri sono stati ripuliti, limitate zone boscose sono state sistemate e vi rimangono distese di ceppi simili a lapidi.

Colleziono scatti sempre uguali, cambia solo la posizione del bosco. Le mie uscite diventano uscite “a cimiteri”, dove sempre più intensamente avverto le colpe umane di questa tragedia, gli impatti che stiamo provocando sul clima e, di conseguenza, sulle foreste, ecosistemi indispensabili alle nostre esistenze.

Decido di provare un approccio diverso, raccolgo elementi botanici sui luoghi degli schianti. Rametti, aghi, cortecce, foglie, licheni, muschi diventano piccole evidenze degli effetti di “Vaia”, prove da una parte di presenze arboree terminate e dall’altra di vita che riprende in forme diverse.  Sono tracce della natura, ma anche una rievocazione del mio passaggio, della mia indagine sul “luogo del delitto”.

Registro le coordinate geografiche dei punti di raccolta dei referti. Le coordinate geografiche sono valori utili ad individuare la posizione di un punto sulla superficie terrestre. Esse sono la latitudine, la longitudine e l’altitudine. La latitudine è la distanza angolare di un punto dall’equatore e la longitudine è la distanza angolare di un punto da un arbitrario meridiano di riferimento lungo lo stesso parallelo del luogo. Dal 1884 il meridiano fondamentale di riferimento è convenzionalmente fissato a Greenwich. La sua longitudine è quindi 0°. L’altitudine è la distanza, misurata lungo la verticale del punto considerato sulla superficie terrestre, dal livello del mare.

Storicamente, l’ordine con cui si indicavano le coordinate era sempre lo stesso, prima la latitudine e poi la longitudine, usando diversi formati per scrivere i gradi.  Nel progetto la posizione viene espressa in base sessagesimale, con i secondi in formato decimale.

I punti dove non è rimasto niente da cogliere diventeranno gli spazi vuoti dell’esposizione.

Con gli elementi botanici stampo piccoli cartoncini con la tecnica della cianotipia, immagini fissate dalla luce solare su cartoline trattate con una soluzione di sali di ferro. 

Sono centinaia di immagini a contatto caratterizzate da intense tonalità di blu. Nasce così un progetto fotografico senza l’uso della macchina fotografica, dove il fotografo diventa artigiano e artista.

Il progetto si compone di centinaia di stampe identificate da una serie di numeri, le coordinate del luogo di repertazione. Una scelta precisa che utilizza un sistema internazionale per indicare un luogo, al posto dei nomi delle località e dei paesi. Un sistema che mette da parte la storia degli uomini che hanno dato un nome ai luoghi per privilegiare un codice fatto di punti cardinali e gradi.

© 2015-2020 Djamila Baroni
All images are copyrighted and are owned by the author who created them.
Under no circumstance shall these digital files, images, or text be used, copied, displayed or pulled from this site without the expressed written consent of the author.

Leave a reply